Chi sono,  Letture

La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg di Sandra Petrignani

I traduttori nelle loro traduzioni, amano certe cose minime che gli altri non sanno.

E più in generale della lettura delle biografie

Perché leggere le biografie?

Stavo leggendo con quello che non si può che definire e chiamare “mucho gusto” la biografia di Natalia Ginzburg scritta dalla Petrignani, in cinquina alla strega, acquistata da molto tempo e lasciata a soggiornare su quella che ormai è ufficialmente diventata “la testiera dei libri da leggere”.

Insomma, la stavo leggendo in mezzo ad altre persone e mi è stata smontata in poche, pochissime frasi: “per niente bella, c’è molto pettegolezzo”. Sul momento ho fatto quello che qualsiasi persona dotata di grande assertività farebbe: ho annuito, vaga, lasciando intendere che “ovvio, bleah, pettegolezzo a gogooooo”. In realtà poi ho continuato a pensarci (anche perché ero più o meno a un quarto del libro!).

Dov’è il confine del pettegolezzo?

Onestamente questo non lo so. Ma intuisco che si tratti di un limite molto molto sottile, e che quello che appare per pettegolezzi per alcuni risulti invece come notizia “pregnante” per altri.

Credo invece di poter dire che se siamo dell’idea che uno scrittore, un artista che “produce” e che si è espresso attraverso la sua opera, si esprima appunto in essa e che tutto il resto non debba interessarci, allora la biografia in se stessa, come genere, sia da considerare mero pettegolezzo. O quantomeno un’inutile chiacchiera.

Ma io devo ammettere che da sempre per alcune persone e per alcuni scrittori nutro una curiosità che non si esaurisce nella loro produzione artistica. Che vorrei sapere qualcosa di più sullo specchio della loro vita “reale”, quella fuori dalla carta.

Perché leggo le biografie?

Leggo le biografie perché ritrovo un piacere forse un po’ voyeuristico ma sincero nel conoscere il “dietro alle quinte” di opere che ammiro. Non solo per sapere come sono state concepite, ma anche all’interno di quale vita e cornice hanno trovato la luce. Prendendomi poi grandi infatuazioni per epoche e personaggi, che per un po’ svolgono il ruolo di numi tutelari della mia casa.

Perché ho letto (e apprezzato) questa biografia?

Dal libro di Sandra Petrignani ho ricavato proprio questo piacere. Ma anche qualcosa di più: il processo artistico di Natalia Ginzburg non è stato lineare e immediato, ha penato al contrario a trovare la propria voce. Per arrivare a un risultato che io personalmente sento molto vicino e che mi ha rincuorato in una difficoltà che sento anche io.

Lei non era fatta “per inventare ma per raccontare cose che aveva capito di altri o di sé o cose che gli erano realmente accadute”.

Ma ho anche capito, grazie alle numerose testimonianze e alle critiche riportate nel testo (che forse a volte rendono la lettura un po’ lenta, con tutte quelle virgolette che si aprono e chiudono) il lavoro incessante che sta dietro alle opere di Natalia Ginzburg, la sua evoluzione, i suoi dubbi e le sue reticenze. Il giudizio espresso da altri su di lei, ma anche quello che la sua implacabile opinione ha dato di opere non sue.

Ho goduto come sempre nel vedere ricostruita l’Einaudi di Giulio Einaudi, Pavese e Calvino, che già avevo assaggiato nel libro di Ernesto Ferrero, I migliori anni della nostra vita.

La voglia grandissima di andare a colmare le mie lacune. Di scoprire come ho scoperto da poco Fenoglio, di ritrovare quell’italiano lì, che non so definire ma che mi sembra una lingua, un pensiero, una letteratura e uno slancio che sì, è anche ideologico e morale, che mi pare perduto.

Mi è venuta voglia, ma voglia vera, non curiosità breve, di andare a leggere Pavese, di abbandonarmi a Calvino e scovare altri titoli di Primo Levi. Di leggere e rileggere un’altra Natalia Ginzburg che ora mi sembra improvvisamente tridimensionale. E così umana da sentirla sfuggire da sotto le mani.

E sapete ancora di cosa mi è venuta voglia? Proprio da lei, che era una traduttrice discussa, nel tempo accusata e criticata. Di amare fortissimo e liberamente, con la stessa caparbietà che ci metteva nei nell’amare fortissimo e liberamente , quelle cose minime delle mie traduzioni che gli altri non sanno.

Un commento

  • Angelica

    Meraviglioso questo articolo, mi ha fatto venire voglia di aggiungere il libro alla mia lista dei ‘da leggere’. Ma non solo, mi sono sentita in compagnia, piacevole come una confort zone e illuminante come una piccola avvenuta, non saprei come spiegarlo, ma mi piace stare in questo blog. È un bel posto. Grazie Silvia

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